Johann Heinrich Bartels nella Calabria del '700 «Viaggiatori tedeschi in Calabria» Podcast By  cover art

Johann Heinrich Bartels nella Calabria del '700 «Viaggiatori tedeschi in Calabria»

Johann Heinrich Bartels nella Calabria del '700 «Viaggiatori tedeschi in Calabria»

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UN MASSONE DI AMBURGO NELLA CALABRIA DEL SETTECENTO

Ancora agli inizi dell'Ottocento parlare della Calabria significava parlare di una terra incognita ai margini della civiltà «L'Europa finisce a Napoli, e anche lì finisce piuttosto male. Calabria, Sicilia, tutto il resto è Africa» aveva scritto Creuze de Lesser.
Affermazioni simili appartengono all'inventario dei luoghi comuni su quello che un tempo era stato uno dei centri più floridi della Magna Grecia.
Al topos della barbarie, come abbiamo visto, alle soglie dell'età moderna se n'era aggiunto un altro, ma di segno opposto, quello di una Calabria ricca di beni naturali, produttiva, erede consapevole di un passato glorioso, un topos alla cui amplificazione avevano contribuito taluni i nostri umanisti che per secoli, accanto agli autori classici, erano rimasti le pressoché uniche fonti di informazione su questa regione.

Se VUOI puoi cliccare sul link che trovi qui sotto per ASCOLTARE i podcast dei «Viaggiatori tedeschi in Calabria» https://penisolabella.blogspot.com/2026/03/viaggiatori-tedeschi-in-calabria-dal.html

Regione ai margini dei grandi itinerari del viaggio tardo-cinquecentesco e barocco, la Calabria viene toccata solo occasionalmente da quei viaggiatori che, in rotta verso Malta, approdano sulla sua costa tirrenica per ripararsi dalle burrasche e sfuggire ai pirati barbareschi. È col terremoto del 1783 che la Calabria balza all'attenzione richiamando viaggiatori da ogni parte d'Europa, compresi i tedeschi qui presi in considerazione.

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