• Conversione del permesso_ il parere non è decisivo e l’integrazione non è sempre richiesta
    Apr 7 2026
    Conversione del permesso: il parere non è decisivo e l’integrazione non è sempre richiesta Benvenuti a un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione. Io sono l’avvocato Fabio Loscerbo. Oggi analizziamo una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sezione prima ter, pubblicata il 23 febbraio 2026, relativa al ricorso iscritto a ruolo generale numero 4952 del 2025. La decisione affronta un tema molto concreto e, diciamolo chiaramente, spesso gestito male dalle Questure: la conversione del permesso di soggiorno per minore età in permesso per lavoro. Il caso riguarda un giovane straniero al quale era stata negata la conversione del titolo di soggiorno perché – secondo la Questura – non risultava inserito in un progetto di integrazione sociale per almeno due anni e mancava il parere previsto dall’articolo 32 del Testo Unico Immigrazione. Il Tribunale interviene in modo netto e mette ordine. Primo punto: non esiste un unico percorso per ottenere la conversione. La legge prevede due ipotesi distinte. Da un lato, quella dei minori affidati o sottoposti a tutela; dall’altro, quella dei minori inseriti in un progetto di integrazione sociale e civile per almeno due anni. Ed è proprio qui che emerge l’errore dell’Amministrazione: ha applicato il requisito dei due anni di integrazione anche a un caso in cui non era richiesto. Secondo punto, ancora più rilevante sul piano pratico: il parere del Comitato per i minori stranieri è sì obbligatorio, ma non è vincolante. E soprattutto, non può diventare un ostacolo automatico al rilascio del permesso. Il TAR lo chiarisce espressamente: il ritardo o la mancata acquisizione del parere non è imputabile allo straniero e, anzi, è l’Amministrazione che ha il dovere di acquisirlo d’ufficio, nell’ambito del procedimento amministrativo. Nel caso concreto, il ricorrente aveva anche dimostrato un percorso reale di integrazione, con attività lavorativa regolarmente denunciata e documentazione aggiornata. Nonostante questo, la Questura aveva adottato un diniego fondato su presupposti giuridicamente errati. Ed è proprio questo il passaggio più importante della sentenza: il diritto dell’immigrazione non può essere ridotto a una lettura rigida e burocratica delle norme. L’Amministrazione deve valutare concretamente la posizione dello straniero, esercitando il proprio potere in modo ragionevole e proporzionato. Il Tribunale, infatti, accoglie il ricorso, annulla il provvedimento di diniego e impone all’Amministrazione di riesaminare la posizione, acquisendo d’ufficio il parere e verificando i presupposti per il rilascio del titolo di soggiorno, anche eventualmente in una forma diversa. Questa decisione è importante perché riafferma un principio fondamentale: non è lo straniero a dover subire le inefficienze del procedimento amministrativo. È l’Amministrazione che deve far funzionare il procedimento, nel rispetto della legge. E quando questo non avviene, il giudice interviene. Grazie per aver ascoltato questo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione. A presto.

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  • Converting a Seasonal Residence Permit_ When Three Months of Work Do Not Correspond to Calendar Months
    Apr 6 2026
    Converting a Seasonal Residence Permit: When Three Months of Work Do Not Correspond to Calendar Months Welcome to a new episode of the podcast “Immigration Law”.
    My name is Attorney Fabio Loscerbo. Today we discuss an interesting decision issued by the Regional Administrative Court for Puglia on 10 March 2026 concerning an important issue in Italian immigration law: the conversion of a seasonal residence permit into a subordinate work permit. The case began after the Prefecture rejected a worker’s request to convert his seasonal permit. The administration argued that the worker had not met the required threshold of work in the agricultural sector: at least 39 working days within three months, with an average of 13 days per month, as indicated in ministerial circulars. The key legal question concerned how those three months should be calculated.
    According to the Labour Inspectorate, the working days had to fall within calendar months, meaning from the first to the last day of each month. However, the Administrative Court adopted a different and more reasonable interpretation. It held that the reference to three months should be understood as a period of approximately ninety days, starting from the moment the worker actually began working. This means that working days carried out across the boundary between two calendar months cannot be excluded, because doing so would unfairly penalize the worker. For this reason, the court upheld the appeal and annulled the refusal issued by the administration, ordering it to reconsider the case. This decision is important because it clarifies a practical principle: for the conversion of a seasonal residence permit, what matters is the actual work performed during the three-month period, not a rigid calendar-based calculation of months. Thank you for listening to this episode of the podcast “Immigration Law.”
    See you soon for another legal insight.

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    2 mins
  • Conversione del permesso stagionale_ quando i tre mesi di lavoro non coincidono con il mese solare_
    Apr 5 2026
    Conversione del permesso stagionale: quando i tre mesi di lavoro non coincidono con il mese solare Benvenuti a un nuovo episodio del podcast “Diritto dell’Immigrazione”.
    Io sono l’avvocato Fabio Loscerbo. Oggi parliamo di una decisione molto interessante del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, pubblicata il 10 marzo 2026, che riguarda la conversione del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato. Il caso nasce dal rigetto della domanda di conversione da parte della Prefettura. L’amministrazione sosteneva che il lavoratore non avesse maturato il requisito richiesto nel settore agricolo: cioè almeno 39 giornate di lavoro in tre mesi, con una media di 13 giornate mensili. Il punto centrale della controversia riguardava come calcolare questi tre mesi.
    Secondo l’Ispettorato del lavoro, le giornate dovevano essere conteggiate all’interno dei mesi solari, cioè dal primo all’ultimo giorno del mese. Il Tribunale amministrativo, invece, ha adottato un’interpretazione diversa e più ragionevole: il riferimento ai tre mesi deve essere inteso come un periodo di circa novanta giorni, che decorre dall’inizio effettivo dell’attività lavorativa. Questo significa che non è corretto escludere le giornate lavorative svolte “a cavallo” tra un mese e l’altro, perché ciò finirebbe per penalizzare ingiustamente il lavoratore. Per questo motivo il tribunale ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento di diniego, ordinando all’amministrazione di riesaminare la situazione. Questa decisione è importante perché chiarisce un principio pratico: nella conversione del permesso stagionale conta il lavoro effettivamente svolto nel trimestre, non la rigida suddivisione dei mesi nel calendario. Grazie per aver ascoltato questo episodio del podcast “Diritto dell’Immigrazione”.
    A presto con un nuovo approfondimento.

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    2 mins
  • Diniego di visto e segnalazione SIS_ il TAR annulla quando l’amministrazione non prova i presupposti del rifiuto
    Apr 4 2026
    Diniego di visto e segnalazione SIS: il TAR annulla quando l’amministrazione non prova i presupposti del rifiuto Benvenuti a un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione.
    Io sono l’avvocato Fabio Loscerbo. Oggi affrontiamo un tema molto concreto: il rapporto tra diniego del visto per lavoro subordinato e segnalazione nel sistema informativo Schengen, il cosiddetto SIS. Prendiamo spunto da una recente sentenza del TAR Lazio, pubblicata il 19 marzo 2026 . Il caso riguarda un lavoratore straniero che aveva ottenuto il nulla osta al lavoro in Italia. Nonostante questo, l’Ambasciata italiana ha negato il visto. Successivamente, però, emerge un dato decisivo: l’amministrazione stessa ammette un errore nella procedura e avvia un tentativo di riesame. E qui si innesta il nodo giuridico centrale. L’amministrazione prova a giustificare il diniego richiamando anche la possibile presenza di una segnalazione SIS o, comunque, la necessità di un “ricircolo” del nulla osta. Tuttavia, non fornisce elementi concreti e documentati a sostegno di queste affermazioni. Il TAR è molto chiaro: non basta richiamare in astratto il sistema SIS o la complessità del procedimento amministrativo. Quando viene impugnato un diniego, l’amministrazione deve dimostrare in modo puntuale i presupposti del rifiuto. Nel caso di specie, questo non avviene.
    Non solo: l’amministrazione resta sostanzialmente inerte anche dopo le richieste istruttorie del giudice e non riesce a superare le contestazioni documentate del ricorrente. Il risultato è netto: il TAR accoglie il ricorso e annulla il diniego di visto. Questa decisione è importante per due motivi. Primo: la segnalazione SIS non può essere utilizzata come giustificazione generica. Deve essere reale, verificabile e correttamente applicata. Secondo: l’amministrazione non può limitarsi ad ammettere un errore e poi non correggerlo. L’inerzia, in questi casi, diventa illegittima. In definitiva, questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: il potere discrezionale in materia di visti non è arbitrio. Deve sempre essere esercitato in modo trasparente, motivato e verificabile. E quando questo non accade, il giudice interviene. A presto, con un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione.

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  • Seasonal Residence Permit and Conversion_ When the Maximum Period of Stay Cannot Justify a Refusal
    Apr 4 2026
    Seasonal Residence Permit and Conversion: When the Maximum Period of Stay Cannot Justify a Refusal Welcome to a new episode of the podcast “Immigration Law.”
    My name is Attorney Fabio Loscerbo. Today we discuss a recent decision issued by the Regional Administrative Court for the Veneto, published on 13 March 2026, which addresses an important issue in Italian immigration law: the relationship between the seasonal residence permit and its conversion into a subordinate work permit. The case concerns a foreign worker who entered Italy legally with an authorization for seasonal work. After working for several months in the agricultural sector, the worker submitted an application to the Immigration One-Stop Shop to convert the seasonal residence permit into a residence permit for subordinate employment, and he also obtained the required authorization for the conversion. Despite this, the police authority rejected the request for the residence permit, arguing that the worker had already used the maximum period of nine months of stay allowed for seasonal work. However, the Administrative Court considered this decision unlawful. According to the judges, Article 24 of the Italian Immigration Consolidated Act clearly states that a seasonal worker who has carried out regular work in Italy for at least three months and receives an offer of subordinate employment may request the conversion of the residence permit. Therefore, the fact that the maximum period of seasonal stay has been reached cannot automatically justify the refusal of the residence permit, especially when the worker has already applied for the conversion and has obtained the necessary authorization. For this reason, the Regional Administrative Court upheld the appeal and annulled the decision of the authorities, emphasizing that the administration should have taken into account the request for conversion and the existence of the legal requirements. This decision is important because it confirms a clear principle: the seasonal residence permit can represent the starting point for a stable employment path in Italy, and the administration must properly assess requests for conversion. Thank you for listening to this episode of the podcast “Immigration Law.”
    See you soon for another legal insight.

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    2 mins
  • Conversion du permis de séjour saisonnier _ lorsque trois mois de travail ne coïncident pas avec les mois calendaires
    Apr 3 2026
    Conversion du permis de séjour saisonnier : lorsque trois mois de travail ne coïncident pas avec les mois calendaires Bienvenue dans un nouvel épisode du podcast « Droit de l’Immigration ».
    Je suis l’avocat Fabio Loscerbo. Aujourd’hui, nous parlons d’une décision intéressante rendue par le Tribunal administratif régional des Pouilles, publiée le 10 mars 2026, qui concerne une question très importante dans la pratique du droit de l’immigration : la conversion d’un permis de séjour pour travail saisonnier en permis de séjour pour travail salarié. L’affaire a commencé après que la Préfecture a rejeté la demande de conversion présentée par un travailleur étranger. L’administration soutenait que le travailleur n’avait pas atteint le seuil requis dans le secteur agricole : au moins 39 journées de travail sur une période de trois mois, soit une moyenne de 13 journées de travail par mois. La question juridique centrale portait sur la manière de calculer ces trois mois.
    Selon l’Inspection du travail, les journées travaillées devaient être comptabilisées à l’intérieur des mois calendaires, c’est-à-dire du premier au dernier jour du mois. Le Tribunal administratif a toutefois adopté une interprétation différente et plus raisonnable. Il a estimé que la référence aux trois mois devait être comprise comme une période d’environ quatre-vingt-dix jours, à partir du début effectif de l’activité professionnelle. Cela signifie que les journées de travail effectuées à cheval entre deux mois ne peuvent pas être exclues du calcul, car une telle interprétation pénaliserait injustement le travailleur. Pour cette raison, le tribunal a accueilli le recours et a annulé la décision de refus adoptée par l’administration, en lui ordonnant de réexaminer la situation. Cette décision est importante car elle clarifie un principe pratique : dans la conversion du permis de séjour saisonnier, ce qui compte est le travail réellement effectué pendant la période de trois mois, et non une application rigide du calendrier mensuel. Merci d’avoir écouté cet épisode du podcast « Droit de l’Immigration ».
    À très bientôt pour un nouvel approfondissement juridique.

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    2 mins
  • Permiso de residencia estacional y conversión_ cuando el período máximo de estancia no puede justificar una denegación_
    Apr 2 2026
    Permiso de residencia estacional y conversión: cuando el período máximo de estancia no puede justificar una denegación Bienvenidos a un nuevo episodio del podcast “Derecho de la Inmigración”.
    Yo soy el abogado Fabio Loscerbo. Hoy hablamos de una reciente decisión del Tribunal Administrativo Regional del Véneto, publicada el 13 de marzo de 2026, que aborda una cuestión importante en la práctica del derecho de extranjería: la relación entre el permiso de residencia por trabajo estacional y su conversión en un permiso de residencia por trabajo subordinado. El caso se refiere a un trabajador extranjero que entró legalmente en Italia con una autorización para trabajo estacional. Después de haber trabajado durante varios meses en el sector agrícola, el trabajador presentó ante la Oficina Única de Inmigración una solicitud de conversión del permiso de residencia por trabajo estacional en un permiso de residencia por trabajo subordinado, obteniendo también la autorización correspondiente para dicha conversión. A pesar de ello, la autoridad policial rechazó la solicitud de permiso de residencia alegando que el trabajador ya había utilizado el período máximo de nueve meses de estancia previsto para el trabajo estacional. Sin embargo, el Tribunal Administrativo consideró que esta decisión era ilegítima. Según los jueces, el artículo 24 del Texto Único de Inmigración establece claramente que el trabajador estacional que haya desarrollado una actividad laboral regular durante al menos tres meses y que reciba una oferta de trabajo subordinado puede solicitar la conversión del permiso de residencia. Por lo tanto, el hecho de que se haya alcanzado el período máximo de estancia estacional no puede utilizarse automáticamente como motivo para denegar el permiso de residencia, especialmente cuando el trabajador ya ha presentado una solicitud de conversión y ha obtenido la autorización correspondiente. Por esta razón, el Tribunal Administrativo Regional estimó el recurso y anuló la decisión de la administración, subrayando que esta debería haber tenido en cuenta la solicitud de conversión y la existencia de los requisitos previstos por la ley. Esta decisión es importante porque confirma un principio claro: el permiso de residencia por trabajo estacional puede convertirse en el punto de partida de un recorrido laboral estable en Italia, y la administración debe evaluar correctamente las solicitudes de conversión. Gracias por escuchar este episodio del podcast “Derecho de la Inmigración”.
    Nos vemos pronto en un nuevo episodio.

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  • Permis de séjour saisonnier et conversion _ lorsque la durée maximale de séjour ne peut pas justifier un refus_
    Apr 1 2026
    Permis de séjour saisonnier et conversion : lorsque la durée maximale de séjour ne peut pas justifier un refus Bienvenue dans un nouvel épisode du podcast « Droit de l’Immigration ».
    Je suis l’avocat Fabio Loscerbo. Aujourd’hui, nous parlons d’une décision récente du Tribunal administratif régional de la Vénétie, publiée le 13 mars 2026, qui traite d’une question importante dans la pratique du droit de l’immigration : la relation entre le permis de séjour pour travail saisonnier et sa conversion en permis de séjour pour travail salarié. L’affaire concerne un travailleur étranger entré légalement en Italie avec une autorisation pour travail saisonnier. Après avoir travaillé pendant plusieurs mois dans le secteur agricole, le travailleur a présenté auprès du guichet unique pour l’immigration une demande de conversion du permis de séjour pour travail saisonnier en permis de séjour pour travail salarié, obtenant également l’autorisation nécessaire pour cette conversion. Malgré cela, la préfecture de police a rejeté la demande de permis de séjour, en soutenant que le travailleur avait déjà bénéficié de la durée maximale de neuf mois de séjour prévue pour le travail saisonnier. Le Tribunal administratif a toutefois considéré cette décision comme illégale. Selon les juges, l’article 24 du texte unique italien sur l’immigration prévoit clairement que le travailleur saisonnier qui a exercé une activité professionnelle régulière pendant au moins trois mois et qui reçoit une offre d’emploi salarié peut demander la conversion de son permis de séjour. Par conséquent, le fait que la durée maximale du séjour saisonnier ait été atteinte ne peut pas constituer, à lui seul, un motif automatique de refus du permis de séjour, surtout lorsque le travailleur a déjà présenté une demande de conversion et qu’il dispose de l’autorisation correspondante. Pour cette raison, le Tribunal administratif régional a accueilli le recours et annulé la décision de l’administration, en soulignant que celle-ci aurait dû tenir compte de la demande de conversion et de l’existence des conditions prévues par la loi. Cette décision est importante car elle confirme un principe clair : le permis de séjour pour travail saisonnier peut représenter le point de départ d’un parcours professionnel stable en Italie, et l’administration doit évaluer correctement les demandes de conversion. Merci d’avoir écouté cet épisode du podcast « Droit de l’Immigration ».
    À très bientôt pour un nouvel approfondissement juridique.

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